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Italo Bertolasi è
uno dei rarissimi viaggiatori hippie che ha fotografato i vagabondi del
Dharma lungo la via delle Indie.
“ In quel tempo non si filmava e non si fotografava perchè
volevamo immergerci nella pienezza della vita senza alcun diaframma…”
( I. Bertolasi ).
Nel 1970 inizia il suo pellegrinaggio in Oriente. Viaggia e documenta
la vita e la cultura sciamanica in Afghanistan, Pakistan, Nepal, Cina
e Giappone.
Nel 1971 con il batterista della band dei Profeti, Raffele Favero
( alias Rafiullah Khan ) apre in Pakistan la comune transculturale di
Tatti Nasrati.
Nel 1972 fonda il Magic Delirium Circus , un gruppo di artisti e viaggiatori
che progetta performances, spettacoli teatrali e interventi di cooperazione
in Pakistan e Nepal.
Da allora non si è più fermato, sempre alla ricerca di esperienze
di trance e di “voli magici “.
“Jhakri - Uomini con le Ali ”, Nepal 1971
Le foto sono state scattate durante i pellegrinaggi ai laghi sacri di
Gosaikunda ( 4400 mt. ) durante una spedizione alla riscoperta degli ultimi
Jhakri, gli sciamani dell’Himalaya.
“…La gente dell'Himalaya sa che le foreste sono abitate da
uomini selvaggi.
Ci sono le tribu' aborigene dei Kusunda e dei Chepang, scoperte dagli
antropologi pochi anni fa, ma anche i Ritte Jhakri, neri e pelosi, che
vivono con i Suna Jhakri, acquanauti dal pelo fulvo e dorato. Consiglio
di evitare i Latho Jhakri, muti e pazzi, mentre é un dono divino
l'incontro con i Bon Jahkri, nani e vegetariani, verdi e caritatevoli,
che insegnano le arti sciamaniche.
Di notte, vicino al fuoco e ai monti piu' alti della terra, ho incontrato
piu' volte chi mi giurava d'esser stato educato da queste creature dei
boschi e come prova mi mostrava i regali ricevuti: pietre sonanti, cristalli
e strane reliquie antropomorfe fatte di pelo e radici intrecciate.
Per sopravvivere allo sterminio e a una caccia a streghe e stregoni che
mi ricorda quella della nostra inquisizione, molti sciamani si sono dovuti
mascherare con liturgie indu' e buddiste.
Lo sciamano é un uomo coraggioso, un viaggiatore e un mistico che
sfida l'ignoto e il mistero dell'esistenza.
E’ un uomo straordinario che riesce a curarsi da dolorose malattie
iniziatiche e da laceranti crisi esistenziali che lo trascinano al limite
della follia.
E’ un artista che inventa psicodrammi e danze estatiche per rinsaldare
il gruppo e perpetuare cosi' i miti del clan.
E' uno psicologo contadino che ristabilisce l'equilibrio armonioso tra
il "dentro" e il "fuori", tra il corpo e l'anima,
tra l'uomo e dio.
E' un medico e un erborista che conosce le piante maestre e psichedeliche,
un econauta in viaggio nella natura selvaggia in compagnia degli animali
eletti a spiriti guida.
Con riti bioenergetici e danze estatiche puo' fare una dolorosa esperienza
di morte rituale e di rinascita e ritornare al mondo come uomo nuovo,
sano e armonioso.
Col "volo magico", il viaggio interiore, scopre il ritmo vibratorio
e le forme dell' Universo.
Sale in Paradiso e scende con coraggio nel regno della
Morte, la Terra del Grande Ritorno.
Noi, viaggiatori verso Oriente, li abbiamo
scelti come maestri del Viaggio...”.
“
Kalender – gli Sciamani di Allah “, Pakistan 1970.
“ In Pakistan li chiamano Kalender, i maestri della via del cuore,
Malang, folli di Dio, e ancora Mastana, drogati d'amore. Sono chiamati
Saff, siedono in prima fila durante la preghiera e vivono come i primi
discepoli di Maometto, fakir o dervish, poveri e puri, o con il termine
sufi che invece ricorda quei mistici che indossavano il "suf ",
la tonaca di lana bianca dei pastori.
Fedeli a Maometto, ideale dell'uomo perfetto, ma ribelli a regole e ortodossie
i sufi scorgono l'ombra di Allah nella bellezza del mondo. Nel profumo
dei fiori e nel sorriso delle fanciulle. La loro preghiera é fatta
di danze ruotanti che imitano i movimenti delle stelle, di musiche e canti
ripetitivi - gli zikr - che procurano estasi e visioni…”.
“
I Kalender appartengono a un ordine sufi nato in Iran nel III° secolo
che poi si è diffuso nel Sind pakistano e nel Punjab indiano. La
loro fede in Allah si mischia ai
culti sciamanici delle tribu' nomadi dell'Afghanistan e si impregna di
pratiche indu' e buddiste.
L’ unica loro regola è viaggiare attraverso i deserti , che
per loro sono una terra speciale che si perde nei cieli divini.
I Kalender esplorano nuove terre che non si trovano né a est né
a ovest. Per scoprire mondi interiori dove brilla una sovracoscienza che
li fa sentire carne e sangue di Allah.
Si raccolgono attorno alla figura leggendaria del "murshid"
- maestro Lal Shabbaz Kalender.
"Lal" vuol dire il piu' rosso dei rubini, "shabbaz"
falco celeste, "Kalender" chi possiede la chiave per aprire
il cuore al verbo di Allah.
Kalender viveva a Shiwastan, un'isola felice dove si riunivano yogi indiani,
sufi e zoroastriani sopravvissuti allo sterminio dei conquistatori islamici.
Ai suoi devoti consigliava : " butta via tutto e rimani nudo ! ".
Solo cosi' diventerai un vaso vuoto pronto ad accogliere stati di gioia
profonda…”.
“ Taoshi – la mia guida nei monti del TAO”, Cina 1977
“Il vecchio Taoshi, monaco taoista, mi raccontava che gli eremiti
del T’ai Shan veneravano misteriose fessure che si aprivano tra
le rocce, veri ventri e uteri della
madre terra. In quei buchi ricercavano acque lustrali e stalattiti da
cui gocciolava qualche volta il latte della madre montagna. C’erano
poi i cacciatori di cristalli e quelli di stalattiti e stalagmiti: roccie
capovolte e mammelle di pietra che venivano staccate dalle grotte per
essere poi erette nei giardini in miniatura. Diventavano cosi’ dei
piccoli monti che di prima mattino addensavano la rugiada, un’altra
acqua speciale ritenuta elisir di lunga vita…”.
“Devadasi
– prostitute di Shiva”, Nepal Estate 1972
“ Sesso tantrico e prostitute di Shiva: negli anni ’70 intorno
ai grandi templi nepalesi vivevano schiere di prostitute che per noi hippies
incarnavano le antiche e mitiche dee dell’amore: le dakini tibetane,
le dee tantriche indù e le famose prostitute sacre devadasi maestre
delle arti erotiche…”.
“Kafiri
– Gli Ultimi Pagani dell’Hindukush”, Pakistan 1971
"Infedeli e nemici di Dio - Allah". Per questo una tra le piu'
piccole e combattive popolazioni della terra é chiamata "Kafir".
Un insulto e una minaccia che é rivolta ai "pagani" e
a chi é colpevole di blasfemia contro l'Islam. Ma i mille Cafiri,
che sopravvivono in un eden alpestre tra i labirinti rocciosi dell'Hindukush,
tra Pakistan e Afghanistan, mai domati e mai islamizzati, si autoproclamano
Kalash - uomini liberi. Dell'antico e leggendario regno del Cafiristan
non rimangono oggi che tre valli nell'alto Chitral pachistano: Rumbur,
Bumburet, Birir. Ricche di pini, quercie, noci. Gonfie di acque. La loro
esistenza é un rebus antropologico, un miracolo di sopravvivenza
in un ambiente estremo e unico esempio di vittoriosa etnoresistenza contro
i disegni della teocrazia militare e religiosa che regge oggi il Pakistan…”
©Italo
Bertolasi 2004 |